RACCONTO DI ANGELA: VIAGGIO ORGANIZZATO IN VIETNAM, CAMBOGIA E HONG KONG - AGOSTO 2015

Tornare da un intenso viaggio in Vietnam e Cambogia, come è stato quello appena concluso, e avere la pretesa di...

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Tornare da un intenso viaggio in Vietnam e Cambogia, come è stato quello appena concluso, e avere la pretesa di raccontarlo, è impresa ardua, tali e tanti sono le emozioni, le impressioni, le immagini, i colori, i sapori, etc… Dopo un lungo ed estenuante volo il clima non aiuta: ad Hanoi, la capitale del Vietnam, temperatura elevata (e non poteva essere altrimenti, considerato che siamo arrivati il 17 agosto!) con un tasso di umidità all’80% in un primo momento è un po’ destabilizzante. Aggiunto al clima, il traffico: incredibile! Milioni di motorini formano un serpentone di teste colorate che si muove al ritmo di clacson. L’esperienza dell’attraversamento della strada è da provare: se sperate in una pausa del traffico sarete destinati a trascorrere la vostra vita in un solo lato della strada, ma se siete audaci e volete provare, il trucco consiste nel muoversi lentamente con moto deciso e continuo e saranno loro ad evitarvi, almeno così ci hanno assicurato! Sui motorini si può vedere uno spaccato di vita vietnamita, la prima cosa che colpisce sono le donne totalmente coperte con mascherina, copricapo/copricollo, occhiali da sole, pantaloni lunghi, calzini e guanti (o camicia con un prolungamento della manica a becco di spatola, che va a coprire interamente le mani), il tutto per ripararsi dal sole, non per il caldo bensì per mantenere la pelle chiara, la ragazza vietnamita “abbronzata” difficilmente troverà marito perché ritenuta di origini contadine. Sui motorini, di tutto di più: famiglie anche di cinque persone, mercanzia di vario genere (anche un frigorifero) anatre, galli, maiali vivi e quant’altro! Anche un bambino, dimesso dall’ospedale, in mezzo ai genitori, con la flebo attaccata a una canna di bambù… Il traffico ci provoca un certo stordimento, sarà per la notte trascorsa in volo, ma ci abitueremo in fretta e diventeremo abilissimi nell’attraversare la strada. La giovane guida Tuì ci accompagna durante la visita della città solcata dal Fiume Rosso: l’imponente mausoleo di Ho Chi Minh, lo “zio” per i vietnamiti (che non possiamo vedere perché il Mausoleo è chiuso per i preparativi della Festa Nazionale del 2 settembre), la Pagoda su un’unica colonna, il Tempio della Letteratura, rarissimo esempio di architettura Viet, e l’incantevole Sword Lake uno degli innumerevoli laghi della città. Negli edifici, nei viali e nei parchi la città conserva uno charme di chiara marca francese. Considerato l’alto tasso di sonno, nel tardo pomeriggio, non abbiamo apprezzato come dovuto il bellissimo spettacolo delle marionette sull’acqua, Water Puppet Show – particolare forma di spettacolo risalente al X sec. – eccezionale, ma non tanto da impedire alle nostre palpebre di cedere alla tentazione di abbassarsi… con stoica resistenza siamo giunti alla fine e ci siamo goduti la cena nell’ottimo ristorante Wild Rice che ci ha deliziati con piatti gustosi, il primo impatto con il cibo è molto positivo! Secondo giorno del nostro viaggio organizzato in Vietnam e Cambogia (18) sveglia alle 7,00 e partenza per la Baia di Halong, una delle 7 meraviglie naturali del mondo e “il sogno” per molti viaggiatori. Dopo un tragitto di qualche ora in pullman siamo giunti a Tuan Chau Island da dove, con una piccola imbarcazione, abbiamo raggiunto la IMAGE, la nostra barca. Iniziata la navigazione lo spettacolo della natura è indescrivibile, tanto è grandioso per la magica scenografia che migliaia di isolotti rocciosi dalle strane forme, un’infinità di grotte, scogliere, spiaggette disseminate, vegetazione rigogliosa, e colori sorprendenti vanno a comporre. L’immensità della Baia che si estende per chilometri e chilometri ci stupisce e navighiamo lentamente per ore. La parte più bella si raggiunge con una piccola barca a remi (quindi senza il frastuono dei motori), si attraversa una breve grotta dai riflessi smeraldo-argento-oro e si giunge in un ambiente da sogno da dove non si vorrebbe più ripartire. Al ritorno all’Image bagno rigenerante nelle verdi e calde acque della Baia per “immergerci” completamente nella magia dell’ambiente. Nel pomeriggio, scuola di cucina: con l’aiuto di una graziosa e cordiale “chef” abbiamo preparato con le nostre mani degli ottimi involtini (spring rolls) che il personale ha provveduto a friggere e poi abbiamo gustato direttamente sul ponte superiore. Mattino successivo (19) sveglia all’alba per una lezione di Tai Chi con un giovane maestro, ma le signore (e non solo!) non si sono fatte sfuggire l’occasione! Tonificati ed energizzati dal Tai Chi si parte per la Surprise Cave, grotte immense e suggestive, ma la sorpresa non ve la diremo mai…! Brunch a bordo e partenza verso Hanoi per il volo destinazione Danang. Dopo un’ottima cena al Tam Tam Cafè di Hoi An, bella passeggiata per le vie illuminate da centinaia di lanterne coloratissime che rendono l’ambiente fiabesco, e lo shopping è stato inevitabile anche per i più recalcitranti. Suggestivo il ponte giapponese by night. Per il giorno successivo (20) era previsto il giro di Hoi An (antico porto commerciale) in cyclo, rimandato a Hue perché, considerato il gruppo, la visita si poteva fare a piedi. In genere prevedono il cyclo perché con i gruppi numerosi è “impossibile” tenere le persone lontane dalle infinite tentazioni dello shopping. Vana illusione di Phong, la nostra guida, perché anche il “piccolo gruppo” si è disperso tra negozi e bancarelle incantato dalle innumerevoli ed esotiche proposte. Hoi An è conosciuta per le ricche case dei mercanti che sono il sorprendente risultato di una perfetta fusione degli stili giapponese, cinese e vietnamita ed abbiamo potuto sperimentare per qualche minuto l’ebbrezza di sederci nei ricercatissimi “salotti”. Molto interessante il Cham Museum (di cui quest’anno ricorre il centenario della costruzione) dove, tra centinaia di sculture dell’antico regno, spicca la bellissima e sinuosa statua della “ballerina” Tra Kieu decorata con morbide cinture e collane. La salita dei 140 (più o meno) gradini alle Marble Mountains è un po’ faticosa, sempre e soprattutto per il caldo, ma ne vale la pena, la vista è molto suggestiva con vari Budda incastonati nelle viscere della montagna che presenta profonde fenditure leggermente velate dal fumo degli incensi accesi dai fedeli. Dopo un buon pranzo sulla terrazza del Waterfront a Danang, partenza per Hue: lungo il percorso breve sosta al mare del Vietnam (da noi chiamato Mare Cinese) dove avremmo fatto volentieri un bagno ristoratore, ma purtroppo non era stato previsto e ci siamo dovuti accontentare di bagnare i piedi. Mare calmo e cristallino, acqua calda e spiaggia fine e dorata, totalmente deserta, erano troppo allettanti per chi come noi non teme l’abbronzatura! I vietnamiti vanno al mare solo al mattino presto, al massimo fino alle 9, e dopo le 17. (21) Hue, città imperiale fino al 1954, è molto interessante sia per i monumenti che ricordano l’epoca gloriosa della dinastia Nguyen sia per lo stile di vita più tradizionale, trattandosi di una città di dimensioni più ridotte rispetto alle metropoli di Hanoi e Saigon. La città è poco sotto il 17° parallelo che segnava il confine tra Vietnam del Nord e Vietnam del Sud, ma fortunatamente i templi sono stati risparmiati dalla distruzione delle varie guerre, come pure dal successivo rinnovamento urbano che ha interessato gran parte del Paese. Con Phong abbiamo visitato la Città Imperiale, al centro della Cittadella; i Mausolei imperiali di Tu Duc e Khai Dinh, la Pagoda della Dama Celeste (Thien Mu) sulla sponda del Fiume dei Profumi (Huong Giang). Con poco più di un’ora di volo raggiungiamo Saigon (come ci piace chiamare l’odierna Ho Chi Minh City) e scendiamo all’ottimo Hotel Vissai per ben due notti! Al mattino successivo (22) il nostro viaggio organizzato in Vietnam e Cambogia ci riserva una visita particolare: Cu Chi Tunnels, nella giungla. Si prova una strana sensazione giungendo sul posto, vedere da vicino come i Vietcong siano riusciti ad organizzare una vita sotterranea per centinaia di chilometri (circa 250) calandosi da botole di dimensioni ristrettissime (cm 25 x 30), dove un soldato americano non sarebbe mai potuto entrare, ammesso che avesse scoperto la botola, cosa pressoché impossibile. Calarsi nella botola e chiudere la copertura sopra la propria testa è un’esperienza drammatica, anche vissuta da turista, e percorrere accovacciati e madidi di sudore il breve percorso del cunicolo consentito ai visitatori, rende l’idea in modo infinitesimale delle particolari condizioni di vita dei Vietcong nella loro strategia di guerriglia messa in atto durante la guerra con gli Americani. All’esterno si possono vedere punti di prese d’aria, talvolta nascoste da termitai, o sfiatatoi per il fumo, sempre lontani dal punto del fuoco acceso. Terrificanti le trappole predisposte nella giungla in cui i malcapitati soldati americani finivano inavvertitamente con atroci sofferenze. Purtroppo in questo luogo in cui sarebbe doverosa una silenziosa e profonda riflessione, si odono continui colpi di arma da fuoco, che improvvidi turisti si dilettano a sparare ad un tiro a segno per provare l’ebbrezza di usare un’arma da guerra, inaudito! Per completare la documentazione, a Saigon abbiamo visitato il War Crime Museum, dire angosciante è poco! Le immagini dei vari inviati di guerra fanno veramente male al cuore, tanto che non si può fare altro che scorrere da una parete all’altra praticamente ammutoliti. Immagini che non si potranno dimenticare, anche perché non si tratta di fotogrammi dei tanti film prodotti sull’orribile vicenda, ma momenti di vita e di morte fissati in modo indelebile dalle fotocamere. Decisamente più rilassante la Cattedrale di Notre-Dame e il Post Office progettato da Eiffel, che ricorda (vagamente!) la Stazione centrale di Milano, infine ci siamo tuffati nella meravigliosa confusione del Ben Thanh Market, ma il caldo soffocante ci ha fatto desistere in fretta. Una bellissima passeggiata dopo cena alla ricerca degli hotels storici “Continental” e “Caravelle” ci ha fatto scoprire una Saigon by night strepitosa, frequentatissima da frotte di giovani e giovanissimi, famiglie con numerosi bambini mescolati ai turisti. Il Palazzo Del Comitato Del Popolo illuminato in modo eccellente fa da cornice all’intera Nguyen Hue fino al fiume Saigon. Di lato grandi alberghi variamente illuminati, il più noto è il Rex, dove si tenevano le conferenze-stampa degli Americani, e più avanti spicca il grattacielo della Bitexco Financial Tower, che, salendo al 152° piano non consente una adeguata vista della città come ci si aspetta, a meno che non si abbia la fortuna di sedersi ad uno dei tavoli addossati alle pareti di vetro. La musica assordante proposta ci ha fatto optare per una soluzione diversa, che è stata la terrazza dell’Hotel Rex, in cui ci siamo concessi un drink con vista sulla vivacissima piazza. La partenza (23) per Cai Be ci dà l’opportunità di vedere Saigon con poco traffico (si fa per dire!), visto che è domenica. Il tragitto in barca sul delta del Mekong è emozionante: siamo affascinati dalla maestosità del fiume, dai colori dell’acqua e della vegetazione, dalle rive affollate di vita, dalle piccole imbarcazioni che trasportano ogni tipo di prodotto, dai caratteristici cappelli conici che spiccano ovunque. A piedi percorriamo un tratto in cui possiamo meglio apprezzare lo stile di vita semplice della gente che vive lungo il fiume, oltre alle innumerevoli piante che la nostra guida Tuan (Antonio) ci mostra dettagliatamente. Assistiamo curiosi alla tecnica artigianale della produzione del riso soffiato e delle caramelle di zucchero di palma, che gusteremo apprezzandone il risultato. Il pranzo in un ambiente naturale fantastico e la cordialità dei gestori ci ha decisamente rinvigoriti (un agriturismo, secondo Antonio!). Arrivare al tramonto all’Hotel Victoria Mui Sam su una “montagna” di ben 105 metri ci ha consentito di godere di un bel panorama costellato di risaie su cui si riflette l’oro del tramonto. Con il pernottamento a Chau Doc salutiamo l’orgoglioso e cordiale popolo vietnamita e partenza (24) con barca veloce destinazione Phnom Penh. Dopo un’ora di navigazione sosta alla frontiera, delle formalità si occupa Claudia, la graziosa ragazza dello staff della Lananhcruise e, quando si riparte, a prua viene issata la bandiera cambogiana che presenta il complesso archeologico di Angkor Vat, che costituisce quasi l’intero patrimonio artistico nazionale. Il percorso è stato un po’ lungo, circa 5 ore, ma ci ha consentito di osservare la natura lungo le rive del fiume e la vita che vi si svolge, ed è immediata la percezione della diversità dei due Paesi. A Phnom Penh, bella capitale costruita dai francesi che si estende alla confluenza dei fiumi Mekong, Bassac e Tonle Sap, ci sorprende un inatteso temporale monsonico che ci accompagnerà per tutta la visita all’area del Palazzo Reale con la veduta della Sala del Trono. Più o meno bagnati fradici per l’intensità della pioggia, piuttosto che per la durata, abbiamo potuto ammirare i capolavori della scultura Khmer, raccolti nel Museo Nazionale dove spiccano le più belle statue provenienti da Angkor. Particolare anche la Silver Pagoda, chiamata così per il pavimento in lastre d’argento, ma di cui si vede soltanto una piccola parte all’ingresso. Ci soffermiamo davanti ad un plastico di Angkor Vat che ci fa percepire l’immensità del sito, riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Saliamo al Wat Phnom, la pagoda più antica sulla collina al centro della città, meta di continuo pellegrinaggio di fedeli. La leggenda racconta che un’anziana donna di nome Penh trovò cinque statue del Budda sulle rive del Mekong e che vennero sistemate sulla collina, nelle vicinanze. Da qui l’origine del nome Phnom Penh che significa “la collina di Penh”. La passeggiata notturna sul lungo fiume è bruscamente interrotta da un acquazzone, pazienza, ne approfittiamo per riposarci… (25) Da Phnom Penh si parte per Siem Reap con l’ottima guida Mundul e lungo il tragitto si entra nel cuore della Cambogia, quella delle immense distese di risaie dalle molteplici sfumature di verde e dalla geometria armoniosa, delle palme che si elevano altere verso il cielo, delle case di legno a palafitta che poggiano su altissime “gambe “, mucche e bufali magri che pascolano pigramente, pagode e stupe ad ogni villaggio, fiori li loto, fantocci ad ogni recinzione per tenere lontani gli spiriti maligni, trappole per grilli, bambini scalzi, e talvolta nudi, a frotte liberi di giocare… Sosta a Skun dove ci stupisce un variopinto mercato con ordinatissime montagnole di “ragni fitti”, la specialità cambogiana, peraltro anche molto costosa! Oltre a quelli fritti, ci sono anche quelli vivi: grosse tarantole nere ammassate nei bidoni tentano di uscire. Vediamo anche bachi da seta, serpentelli, grilli, blatte e topi: i cambogiani mangiano tutto quello che si muove! I bambini si divertono a mostrarci la tarantola facendola aggrappare ai loro vestiti, ai loro capelli, e ci propongono di fare altrettanto, ma con scarso risultato! Ce ne mostrano anche una palesemente “incinta”. La visita di Kuk Nokor Temple dell’XI sec., molto ben conservato, ci fa incontrare frotte di bambini che giocano con un grillo (a noi sembra più una cavalletta!) che di tanto in tanto viene liberato per poi rincorrerlo e catturarlo di nuovo. Si muovono veloci ed abili, corrono, saltano balaustre e scale e ci mostrano allegri il malcapitato grillo. Ci spostiamo a Kompong Thom per la visita al sito di Sambor Prei Kuk con suggestivi complessi completamente immersi nella giungla e aggrediti dall’albero “strangolatore”, come ci informano decine di bambini che aspettano i turisti per vendere loro coloratissime sciarpe. Molti di loro hanno imparato brevi frasi in italiano e con premura ci dicono “attenzione alla radice”, “attenzione alla pietra”, “attenzione a non scivolare”…meravigliosi! Una ulteriore e breve sosta a Kompong Kdei per ammirare l’imponente ponte a diga fatta costruire da Jayavarman VII, fortunatamente ora interdetto al traffico, dove la vita si svolge calma e semplice. A Siem Reap alloggiamo al Royal Crown Hotel, a due passi dal centro, ottima posizione per una passeggiata dopo cena. Arrivati nella zona centrale non credevamo ai nostri occhi: addobbi e luci multicolori ovunque, musica live assordante in ogni lato della strada, locali strapieni e strada affollata ci catapultano in una specie di Ibiza cambogiana! Un numero impressionante di cyclo in cerca di clienti, negozi di massaggi di tutti i tipi, cibo di strada di ogni genere e mercati notturni invitano i turisti allo shopping più sfrenato, e molti non resitono… Mercoledì (26) raggiungiamo l’apice del viaggio in Cambogia: Angkor Vat, Ta Prohm, Angkor Thom. L’età d’oro della civiltà kmer va dal IX al XII sec. e raggiunge il massimo splendore sotto Jayavarman VII che ci lascerà la città-tempio di Angkor Vat come la più grande testimonianza del suo zenith culturale e politico. Dice Tiziano Terzani “…Angkor, uno di quei pochi straordinari luoghi del mondo dinanzi ai quali ci si sente orgogliosi d’essere membri della razza umana; uno di quei posti dove la grandezza è in ogni pietra, in ogni albero, in ogni boccata d’aria che si respira…” (da “Fantasmi”). A Ta Prohm il tempio è un tutt’uno con la vegetazione che con il tempo si è ripresa il suo spazio, avvolgendo con sinuose spire le costruzioni, creando immagini “commoventi” e sorprendenti. I chilometri di bassorilievi di Angkor raccontano storie che non avrebbero bisogno di parole, tanto sono semplici e perfette le immagini, “c’è qualcosa […] di naturale che arriva al petto senza dover passare per la testa” (ibidem). Nei bassorilievi scene di immensa sofferenza si alternano a scene di serenità, torture spaventose e ballerine sinuose,”orge di dolore e orge di felicità” (ibidem). Le 54 torri grandiose anche così come si presentano ai nostri occhi, secondo un Ambasciatore Cinese che nel 1296 era in missione ad Angkor, un tempo erano ricoperte d’oro! Al Bayon immensi sorrisi di pietra, occhi socchiusi in facce misteriose nascoste nella giungla ci accompagnano e ci sovrastano enigmatiche. Una antica scritta sull’architrave di una porta cita: “il saggio sa che la vita non è che una fiammella scossa da un vento violento”. Che abbia ragione? (27) Ancora inebriati dalla grandezza di Angkor, ci dirigiamo verso il Tonle Sap per la visita al villaggio dei pescatori che ci riporta alla semplicità della vita quotidiana. Durante la navigazione intraprendenti bambini ci propongono “massaggi” alle spalle, che praticano con una inaspettata energia. L’andamento delle acque del Tonle Sap è particolare perchè per sei meri scorre verso il Mekong e per sei mesi scorre al contrario, tornando indietro verso il lago, fenomeno causato dai monsoni, quindi dalla quantità d’acqua trasportata dal Mekong. La vita si svolge sulle rive del fiume e del lago su case-palafitte o galleggianti, con tanto di chiesa e scuola, allevamenti di pesci e di coccodrilli che si abbassano o alzano secondo il ritmo delle piene. Sulla trada del ritorno verso Siem Reap ancora due soste: ad un tipico e rurale mercato cambogiano del villaggio dove assistiamo alla “pulitura” di serpentelli e “amenità” varie, e lungo la strada per “vedere” i topi cotti, i serpentelli e, ahimè, l’uovo sodo con pulcino, che sembra sia una prelibatezza. Una gioviale e cordialissima signora sta cucinando, ci invita ad entrare nella sua cucina (si fa per dire) e ci offre un grillo fritto, elegantemente rifiutato! Nel pomeriggio visita all’ Ecole Artisanelle, dove tanti giovani sono occupati nella produzione di manufatti artigianali di gran pregio: dalle scatole laccate, agli oggetti in argento, alla lavorazione del legno e alla scultura su pietra, oltre che alla confezione di abiti (stylist francese!), pare però che la scuola sia in declino. Il nostro viaggio organizzato in Vietnam e Cambogia si conclude, salutiamo questo popolo dal sorriso gentile e dal saluto rispettoso e in serata volo per Hong Kong, ultima meta del nostro viaggio. Arriveremo molto tardi, circa all’una di notte e ci accoglie la disponibilissima Grace. (28) …dire giornata intensa è dire poco! Grace ieri sera ci aveva fornito di tantissimo materiale preparato appositamente per noi. Ci accoglie nella hall del Park Hotel alle nove e ci condurrà alla visita di Hong Kong iniziando dal Victoria Peak, zona residenziale lussuosa sulla collina che sovrasta la baia e da cui si gode un panorama mozzafiato. Passare dalla semplicità della campagna cambogiana alla futuristica visione dei grattacieli di Hong Kong è quasi sconcertante, ma la scenografia è incantevole. La Baia, vista dal Victoria Peak, è suggestiva e quasi irreale, testimone della “sfacciata” audacia dell’uomo che è stato in grado di costruire impensabili grattacieli lungo il pendio delle colline. Scesi in basso e attraversato l’Aberdeen (il porto) vediamo la città dalla prospettiva opposta: in barca percorriamo un lungo tratto di mare da cui osserviamo il contrasto del “vecchio” che si conserva, con lo sfondo dei grattacieli che svettano verso il cielo e l’effetto è impressionante. Non paghi, ci spostiamo ancora ed andiamo a scoprire una bellissima spiaggia deserta (incredibile in una città di 16 milioni di persone!) al The Pulse Bay, ma “fa caldo ed è un giorno lavorativo, solo nel w-e c’è gente” ci dice Grace. Alle 14 la loquace Grace ci lascia dopo averci dato una quantità infinita di informazioni, cartina alla mano ci imbarchiamo di nuovo da Kowloon a Hong Kong Island diretti alla parte coloniale della città. Il percorso pedonale sopraelevato che attraversa la città e una lunga scala mobile ci consentono di giungere agevolmente al quartiere di Soho e alla Queen’s Road per poi giungere alla St. John’s Cathedral. Si torna indietro e con la metropolitana si raggiunge il Ladies Market, chiamato così perché le venditrici sono tutte donne. Breve pausa per rilassarsi prima di ripartire a piedi accompagnati da Grace per l’escursione “Hong Kong by night” e spettacolo delle luci delle 20,00. Lo skyline notturno è notevole, lo spettacolo delle luci modesto rispetto alle aspettative. Percorrendo la Avenue of Stars, il lungomare con l’impronta delle mani di famosi artisti di Hong Kong, torniamo all’hotel per recuperare i bagagli e dirigerci verso l’aeroporto per il viaggio di ritorno. Un grazie e un saluto caloroso e cordiale a tutti in miei meravigliosi compagni di viaggio, arrivederci speriamo a presto…! Un grazie particolare all’Agenzia I Viaggi dell’Arcobaleno per l’organizzazione e il costante supporto.

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