RACCONTO DI ANNA LAURA: VIAGGIO ORGANIZZATO IN INDIA (RAJASTHAN E VARANASI) – APRILE 2016

Bellissimo il gruppo che si è formato con tredici persone interessanti e simpatiche, mi sono molto divertita...

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Bellissimo il gruppo che si è formato per il nostro viaggio di gruppo in India con tredici persone interessanti e simpatiche, mi sono molto divertita. Si è creata subito una particolare empatia anche con Jacqueline dei Viaggi dell’Arcobaleno, attenta simpatica e sempre disponibile ad accogliere le nostre richieste.

È stato un viaggio particolarmente emozionante. Abbiamo trovato un clima secco e torrido con temperature dai 40 gradi di Delhi ai 43 di Varanasi. La quasi assenza di umidità dell’aria tranne a Varanasi, ha reso più sopportabile queste temperature.

L’aria inquinatissima, la polvere che copriva tutto con un sottile strato, l’estenuante passaggio dal pullman con aria condizionata gelida all’afa tremenda dell’esterno ci hanno subito messo alla prova.

La nostra guida indiana di religione induista ci ha raccontato di sé, degli usi e costumi dell’India e illustrato la storia e architettura dei monumenti che abbiamo visitato. Molto gentile ci ha invitato a casa sua per farci conoscere sua moglie che aveva visto per la prima volta al matrimonio, come da tradizione, vedere i suoi figli e il tempietto dove prega tutti i giorni e offrirci il tipico tè indiano, molto buono.

Il nostro tour organizzato in India è iniziato a Delhi: vastissima con traffico caotico e tantissimi poveri che vivono e dormono sotto i ponti, negli spazi aperti, lungo la strada, in baracche, in mezzo alla polvere ai rifiuti di tutti i tipi, a mucche cani e scimmie, senza niente a disposizione, neanche l’acqua.

Abbiamo visto nella vecchia Delhi spettacolari monumenti costruiti con arenaria rossa e marmo bianco: l’affascinante moschea Jama, la più grande dell’india, la bellissima e sfarzosa tomba di Humayun in architettura moghul, patrimonio dell’umanità.

Sono salita per la prima volta nella mia vita su un richshaw nel caos del bazar di Chandini Chowk, la via dell’Argento: anche se in apprensione e dispiaciuta di farmi trasportare da una persona che ha faticato a pedalare in mezzo al dedalo di stradine intorno all’arteria principale, mi è piaciuto moltissimo il giro nelle strette vie del bazar tra Sari coloratissimi, tessuti, gioielli, tappeti, strumenti musicali, corolle di fiori. Sono rimasta stupefatta dall’impianto elettrico costituito da un groviglio di fili elettrici che pendevano da una facciata all’altra dei negozi, sospesi senza nessuna protezione sopra la merce esposta!

A Jaipur, la capitale del Rajasthan, la città rosa, colore presente in varie sfumature in tutti gli edifici storici, siamo saliti al Forte di Amber a dorso di elefante. Mi sono molto divertita seduta sul baldacchino!

Mi ha affascinato l’impatto con i colori: gli splendidi turbanti degli uomini, i vivaci Sari delle donne rajput, i colori e gli affreschi. Dal forte situato su una altura che domina Jaipur abbiamo goduto una vista indimenticabile della città.

Siamo discesi dal forte in jeep per andare a visitare Jaipur. Incredibile il palazzo dei venti, con una facciata rosa e bianca a cinque piani, con logge sormontate da semi-cupole e finestre chiuse da schermi in arenaria finemente traforata, che servivano alle donne di corte per vedere senza essere viste.

Lungo il percorso per Agra ci siamo fermati alla meravigliosa città di Fatehpur Sikri, abbandonata per mancanza di acqua. La città è in perfetto stato di conservazione con moltissimi edifici particolari.

Ad Agra mi sono emozionata a vedere il Taj Mahal. In marmo bianco incastonato di pietre preziose, si riflette nell’acqua delle fontane del giardino. È uno spettacolo che incanta. Splendide aiuole e specchi d’acqua indirizzano lo sguardo verso il mausoleo. La leggera pendenza dei minareti verso l’esterno è voluta, serve ad evitare che un loro crollo in caso di terremoto possa danneggiare il Taj Mahal.

L’intera facciata è decorata con iscrizioni coraniche in marmo nero, arabeschi e motivi floreali in pietra dura. La guida ci ha spiegato che per realizzare un solo petalo potevano essere impiegati fino a 60 minuscoli frammenti di pietra. L’interno è in penombra e viene illuminato con torce elettriche dagli inservienti. Emozionante.

Alla fine della visita abbiamo preso dei tonga per arrivare al Forte Rosso di Agra. Il tonga è un carretto a 4 posti trainato da cavallo. Il tragitto è stato troppo lungo in mezzo a un traffico caotico, con livelli di smog molto alti, l’aria irrespirabile e maleodorante, insopportabile. È una esperienza assolutamente da evitare.

La visita del forte ci ha risollevato lo spirito. Ci siamo poi diretti al centro delle suore di Madre Teresa che accoglie neonati, orfani, disabili. Ci ha accolti una anziana minuta, ma tenace, suora sorridente che si prende cura di loro insieme ad altre sorelle.

È stata una esperienza che ci ha profondamente colpito ed emozionato. Queste meravigliose suore aiutano le persone accolte a costruirsi una loro vita, a studiare e, quando compiono 18 anni, a sposarsi e a trovare casa. I neonati mi hanno fatto molta tenerezza mentre ci guardavano con i loro grandi occhi intensi.

È stata una giornata ricca di forti emozioni.

Con un volo interno da Delhi abbiamo poi raggiunto la nostra ultima meta, Varanasi, che è INCREDIBILE! È la città indù per eccellenza, consacrata al dio Shiva. Il Gange è il suo fulcro e nelle sue acque inquinate si lavano gli indiani nella speranza di togliere il Karma negativo accumulato in vita. I Ghat erano affollati di pellegrini, devoti e asceti, mendicanti, commercianti, barcaioli.

Mi hanno colpito i tantissimi mendicanti che continuamente mi toccavano chiedendo l’elemosina. I ragazzini che ci seguivano chiedendoci di comprare qualcosa, le vie per arrivare al Gange maleodoranti, piene di sporcizia, vacche e cani, le case fatiscenti, i molteplici colori dei sari delle donne e delle vesti dei santoni, i suoni degli strumenti musicali e delle preghiere, gli storpi seduti sui gradoni dei ghat, l’aria umida riscaldata dai fumi delle pire funerarie. Tutto mi ha colpito i sensi.

Abbiamo assistito in barca, al tramonto, alla preghiera rituale, con l’offerta al Gange di migliaia di lumini accesi a simboleggiare il fuoco e la luce. Alla mattina ci siamo svegliati alle 4 per vedere in barca le abluzioni, assistere al sorgere del sole che conferisce agli edifici un colore particolare, vedere i riti sacri della cremazione.

Il barcaiolo ci ha portato lungo il fiume a vedere il ghat dei lavandai, dove a ritmo cadenzato battono i panni da lavare e li immergono nel Gange che ritengono conferisca ai panni lavati una particolare purezza, anche se l’acqua è inquinata (ho visto galleggiare sul Gange anche due carcasse di mucche che mi hanno fatto molta impressione). Poi mettono in fila i panni sulla riva ad asciugare nella luce dell’alba. Spettacolari i colori dei sari stesi. Abbiamo anche assistito nel ghat del campo crematorio della città ad una cerimonia. Il cadavere avvolto in un sudario è stato trasportato su una lettiga, immerso nell’acqua, poi posto sulla pira a cui hanno dato fuoco. I parenti solo uomini (le donne non possono assistere) hanno compiuto tre giri intorno alla pira in senso orario.

La guida ci ha spiegato che dopo alcune ore un parente prende una giara di acqua del fiume e la sparge sul fuoco, poi le ceneri vengono gettate nel fiume. Far cremare i propri cari costa 200 euro. I poveri buttano i corpi direttamente nel Gange.

L’ impatto con Varanasi è stato difficile essendo io particolarmente impressionabile, ma la simpatica compagnia ha alleggerito le forti e non facili emozioni.

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