RACCONTO DI BENEDETTA: VIAGGIO DI GRUPPO IN TURCHIA - AGOSTO 2015

Ancora non è passato un mese dal rientro del nostro viaggio in Turchia, ma abbiamo sentito già la necessità di...

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Ancora non è passato un mese dal rientro del nostro viaggio di gruppo in Turchia, ma abbiamo sentito già la necessità di riunire tutti per raccontare aneddoti, vedere foto e soprattutto riabbracciare i compagni con cui abbiamo condiviso questo bellissimo tour!

Partiamo dall’inizio…

16 agosto
Il gruppo era molto numeroso: 36 persone, la maggior parte di Fermignano, qualcuno di Urbino e dintorni e pochissimi da Pesaro. Due addirittura le abbiamo incontrate in aeroporto, direttamente dalla Sardegna. Tutti si conoscevano tra loro, chi per un viaggio in Cina, chi per quello in India e chi semplicemente perché il vicino di casa gli aveva chiesto di partecipare a questo tour.

Nei giorni prima della partenza, Fermignano era in subbuglio: se si scendeva in piazza, si sentiva mormorare di un fantomatico gruppo di pazzi che sarebbe partito per la Turchia, argomento di apertura di tutti i telegiornali, per disordini, scontri e “attentati”.

Arrivati al giorno della partenza, dopo un Ave Maria e un Padre Nostro di buon auspicio (mai più opportuno di questa volta), siamo partiti di prima mattina per l’Aeroporto di Bologna. Check-in scorrevole e volo Turkish Airlines per Ankara con scalo a Istanbul. A bordo siamo stati sorpresi da un ottimo catering ristoratore, sia per il pranzo che per lo spuntino.

Ci siamo resi conto di quanto fosse grande Istanbul, ultima tappa del nostro tour, già dallo scalo in aeroporto fatto all’andata: il gruppo ha seguito pedissequamente le indicazioni per arrivare, dopo chilometri e chilometri di cammino, agli imbarchi per i voli domestici. Finalmente siamo arrivati a Ankara, la capitale, dove all’Aeroporto ci attendeva una “bella signora bionda”, come l’ha definita il nostro capogruppo Giulio, che abbiamo scoperto essere la nostra guida Nurdan.

Anche sul pullman, siamo stati accolti con una piccola barretta di cioccolata, perché, scopriamo dalla guida, in Turchia è tradizione dare a uno sconosciuto qualcosa di dolce da mangiare: “chi mangia dolce, parla dolce” dicono i Turchi. Arriviamo al nostro hotel poco distante dall’Aeroporto, un bel 5*****, giusto in tempo per la cena.

Dopo aver assaggiato solo alcune delle specialità turche, tra cui un bulgur (grano) veramente piccante, qualcuno ha deciso di riposarsi, qualcuno si è fermato nel giardino dell’hotel, per una partita a burraco, mentre i più temerari sono partiti alla scoperta di Ankara by-night. Dopo aver camminato “20 minuti”, che in realtà vista la stanchezza potevano essere anche 10, abbiamo deciso di fermarci a visitare l’esterno di una moschea e ritornare indietro.

17 agosto
Su tutte le guide turistiche si legge che l’unica cosa bella di Ankara è la strada per ritornare a Istanbul, ma mi sento di contraddire il detto. Ankara ha dimensioni notevolmente ridotte rispetto a Istanbul, ma si presenta al visitatore come una città molto ordinata.

La prima cosa che abbiamo visitato è stato il Museo della Civiltà Ittita, un enorme museo che raccoglie la storia della Turchia sin dall’Antichità. Cominciamo a conoscere il caratterino di alcuni dei nostri villeggianti, ma anche quello della nostra simpaticissima guida, che ha dovuto riprenderci più una volta per dirci di fare silenzio all’interno del museo, ma sempre col sorriso sulle labbra e la battuta pronta.

Dopo la prima foto di gruppo partiamo per il Mausoleo di Ataturk, con il suo bellissimo percorso di finto prato, fino ad arrivare ad una piazza molto spaziosa ed il suo colonnato, stile tempio greco. Lì giace il padre della Repubblica Turca, Ataturk. Prendiamo la strada per la Cappadocia ed è già quasi ora di pranzo, sosta in autogrill e si prosegue per il lago Salato.

Qualcuno decide di scendere a mettere i piedi in questo lago che dicono abbia proprietà curative, altri preferiscono ammirare il panorama dal bar, bevendo un caffè turco o un succo di melograno e arancia. Proseguiamo il viaggio di circa tre ore fino ad arrivare in Cappadocia.

Prima ancora di vedere i famosi camini delle fate, scendiamo in una delle città sotterranee più grandi al mondo. Strano capire come si potesse vivere così in profondità, per così lunghi periodi, senza vedere la luce del sole, cucinare ed allevare persino il bestiame.

All’uscita ci aspettano le donne della Cappadocia che al richiamo di “un euro, un euro, un euro!…” riescono a venderci le loro bamboline fatte a mano. Sulla strada per l’hotel iniziamo a vedere i famosi camini delle fate e le città costruite nella roccia (stile sassi di Matera Turchi). Finalmente ci sistemiamo all’hotel Perissia, dove dormiremo per ben 2 notti.

Tanto per addentrarci meglio nella cultura turca, anche se stanchi dal viaggio, la maggior parte del gruppo decide di andare a vedere una preghiera dei dervisci danzanti. La filosofia dei dervisci riunisce molte religioni, avendo come dogma primario, il fatto di dover trovare Dio all’interno di se stessi, con questa particolare meditazione “rotante”, fino al raggiungimento dell’estasi.

La palpebra calava, e le canzoni che scandivano la preghiera non erano poi così movimentate… facciamo un breve giro notturno delle città della Cappadocia e ce ne andiamo a dormire. Il giorno successivo, quasi la metà del gruppo, avrebbe partecipato all’escursione in mongolfiera.

18 agosto
Incontriamo tutti i partecipanti a colazione, quelli rientrati dalla mongolfiera avevano un sorriso indescrivibile per aver vissuto una delle esperienze più belle della loro vita. La nostra instancabile guida Nurdan si fa trovare come sempre puntualissima e scattante in reception per mostrarci da vicino le particolarità della Cappadocia.

Dopo un percorso a piedi per vedere da vicino il frutto dell’erosione del vento e degli sbalzi di temperatura tra estate e inverno, i cammini delle fate, vediamo da vicino le città fortificate. Pranziamo in un ristorante che riproduceva un Caravanserraglio, e durante il primo pomeriggio, ci fermiamo in una fabbrica di tappeti.

Dal baco alla certosina lavorazione di lana e seta, il simpaticissimo commesso ci mostra un’innumerevole varietà di tappeti offrendoci anche tutti i tipi di bevande, dal rachì (fortissima grappa turca) al tè alla mela. Nel pomeriggio ci attendevano le bellissime chiese rupestri, luogo dedito al culto di Dio, scavate e affrescate nel tufo dagli eremiti che vi abitavano.

Abbiamo ancora un po’ di tempo a disposizione e qualcuno decide di passarlo nella piscina dell’hotel o nella spa. Dopo cena ripartiamo con il pullman e, tra un canto e una barzelletta del simpaticissimo Dino, arriviamo in un locale scavato in una grotta, dove quella sera abbiamo visto uno spettacolo tipico di folklore turco.

Alcuni vengono coinvolti nei balli, ed ovviamente un Dino seduttore, ci allieta con la sua danza del ventre. Serata divertentissima, ma il giorno dopo prevedeva ancora molti chilometri per arrivare a Konya. Meglio tornare in hotel e mettersi a dormire.

19 agosto
Subito dopo la prima colazione siamo partiti per Konya, la patria di Mevlana, fondatore del movimento dei dervisci. Durante il percorso sosta ad uno dei più grandi Caravanserragli della Turchia, assolutamente ben conservato. A Konya, come prima cosa ci attende il pranzo e subito dopo la visita al Mausoleo di Mevlana.

Dopo le spiegazioni di Nurdan all’ombra di un albero, abbiamo visitato autonomamente il mausoleo. Abbiamo tutti tolto le scarpe e osservato i libri delle poesie scritti da Mevlana e perfino un contenitore con la barba del profeta.

Prima di arrivare all’Hilton di Konya, la guida ci aveva organizzato una sorpresa: in accordo con le suore di Trento presenti a Konya, abbiamo visitato la chiesa di S. Paolo, dove è stata celebrata la Santa Messa da un prete coreano in visita. Metà in coreano, metà in italiano… un po’ difficile da seguire, ma assolutamente molto suggestiva. La serata passa tra una partita a burraco e quattro chiacchiere.

20 agosto
Di prima mattina partiamo per Pamukkale.

Dopo una lunga strada tra campi di cotone e colture di tutti i tipi, dopo varie soste negli autogrill dove era impossibile non fermarsi ad assaggiare lo yogurt con il sesamo o i buonissimi locum, arriviamo a Pamukkale: uno spettacolo indescrivibile!

Ci sistemiamo in hotel, dove scopriamo esserci piscine termali e persino acqua termale direttamente dalla vasca della camera. Nel pomeriggio ci spostiamo a pochi minuti dall’hotel per visitare Hierapolis e vedere Pamukkale da vicino. Dopo una lunga scalata per arrivare all’anfiteatro romano, scendiamo verso la zona termale.

I romani dovevano aver capito da subito che la zona termali di Pamukkale sarebbe rimasta nei tempi uno dei luoghi più visitati della Turchia. Lo spettacolo del tramonto visto dall’alto di questa distesa di calcare, faceva sembrare di essere sulla neve, anche se la temperatura sfiorava i 40°.

Di rientro all’hotel ci siamo tuffati nelle piscine termali e dopo una breve partita a burraco, abbiamo deciso di andarcene a dormire.

21 agosto
Partiamo per Smirne sempre di prima mattina, e la nostra guida Nurdan non può che apprezzare il fatto di trovarci sempre tutti molto puntuali agli appuntamenti.

Le autostrade turche ci permettono di goderci il viaggio e il panorama: distese di campi di melograno, di grano e di cotone riempiono gli occhi di un verde rigoglioso. Durante il percorso, la guida scende dal pullman per comprare da un agricoltore locale dei dolcissimi fichi appena raccolti ed offrirceli come merenda.

Arriviamo in mattinata nei pressi di Efeso, e ci fermiamo a visitare la dimora della Madonna. L’avvincente storia del ritrovamento della costruzione e le sue fondamenta del primo secolo ci fanno capire immediatamente di essere in un luogo sacro. Un pensierino, un fioretto o una preghiera e si riparte per il nostro viaggio. Prima di fermarci per il pranzo, prendiamo d’assalto una pasticceria turca dove non possiamo fare a meno di comprare i dolcissimi locum al pistacchio e l’aceto di melograno.

Dopo il pranzo dal momento che il sole era ancora alto ci siamo fermati in una fabbrica di pelli, dove il simpaticissimo e istrionico capogruppo Giulio e la bravissima Gina, ci hanno allietato con una piccola sfilata, del quale però, sono sparite le prove.

Il sole inizia a calare un pochino e decidiamo di affrontare Efeso: una distesa sterminata dei resti ben conservati di una bellissima città romana. La biblioteca, la fontana, l’anfiteatro, il mercato e le indicazioni stradali, ci riportano a quel tempo e ci fanno sentire dentro la storia.

Il caldo porta i nostri baldi giovanotti a togliersi la maglietta e dopo circa 2 ore di cammino abbiamo tutti bisogno di un bel succo d’arancia fresco per dissetarci. In serata arriviamo a Smirne, dove ci sistemiamo in hotel, a cinque minuti dalla passeggiata sul lungomare. Qualcuno decide di approfittarne per fare una camminata e godere del paesaggio.

Alle 11 tutti a letto, il giorno successivo ci attendeva l’aereo per Istanbul con sveglia alle 05 del mattino.

22 agosto
Dopo l’alzataccia per prendere il volo per Istanbul, sull’aereo, veniamo come sempre allietati dalla seconda colazione e dagli immancabili locum al pistacchio. A Istanbul c’è ad attenderci un altro pullman.

Prima di arrivare al centro città visitiamo la Chiesa di San Salvatore in Chora, piena di mosaici dorati. All’interno vi troviamo rarissime immagini di Gesù adolescente, per non dimenticarci del fatto che l’antica Costantinopoli, fu uno dei primi luoghi di diffusione del Vangelo.

Al termine della visita, vista la nostra diligenza, la guida decide di farci un regalo con una visita fuori programma al Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Per la pausa pranzo ci attende un ristorante sul Bosforo.

Ci rendiamo conto di quanto sia grande questa città da più di 20 milioni di abitanti, una volta arrivati nel centro storico. Importante guardare le spalle del nostro compagno di fronte, per non perdersi tra la folla intenta a visitare Santa Sofia o la Moschea Blu.

Per prima cosa entriamo nella Cisterna di Adriano, uno spazio sotterraneo immenso, illuminato da poche fiaccole. Le carpe all’interno delle acque della cisterna godono di buonissima salute, segno che l’acqua è assolutamente pura. Al termine della visita ci attende l’hotel Barcelò, dove soggiorneremo 3 notti.

Tutti stanchi accogliamo ben volentieri l’arrivo in hotel.

23 agosto
La giornata non promette affatto bene. Sin dalle prime luci del mattino infatti, notiamo che il tempo è gonfio di pioggia (alla faccia dei 40° di Efeso).

La prima tappa della giornata è la Moschea di Rustem Pasha, tutti a toglierci le scarpe e le donne a coprirsi il capo con foulard variopinti.

La seconda tappa avrebbe dovuto essere in mercato dell spezie, ma visto il tempo ballerino, decidiamo per rimandarlo al pomeriggio e spostarci al Palazzo di Beylerbei. Gli sfarzi degli ambienti abitati dai sultani ci distraggono dal temporale che nel frattempo sta inondando la zona.

Corriamo al bus, e bagnati fradici ci dirigiamo al ristorante per il pranzo direttamente sul Bosforo. Da lì abbiamo preso il traghetto che ci ha portato in crociera, per vedere la grandiosità di Istanbul dal mare. Il tempo si era finalmente ristabilito e abbiamo iniziato a vedere qualche spiraglio di sole.

Ci attendono le spese pazze al mercato delle spezie. Lampade, curry, tappeti, vassoi di ceramica… c’è davvero di tutto, ma il tempo è poco e siamo ancora bagnati dalla pioggia presa al mattino.

Torniamo in hotel per prepararci alla cena nel quartiere tipico di pescatori. Questo quartiere si presenta tutto colorato da lampade tipiche, dalle forme e i colori più svariati. La cena viene “allietata” da alcuni musicisti, sia del nostro ristorante, che dei ristoranti vicino.

24 agosto
In questo giorno, finalmente, le perle di Istanbul ci si presentano appieno. Iniziamo con l’Ippodromo e La Moschea Blu. Tanto per rimanere in tema di blu, a tutti gli uomini con i pantaloncini corti viene dato un panno blu da mettere stile gonna, per assumere un abbigliamento più decoroso. Peccato non avere le foto.

Proseguiamo con Santa Sofia, ora museo, ma anticamente chiesa e poi moschea. Pranziamo al ristorante Panoramic, mai nome più azzeccato dal momento che dall’alto si godeva di una bellissima vista su tutto il triangolo d’oro. Al pomeriggio ci siamo persi tra le stanze e le esposizioni del palazzo di Topkapi, enorme complesso architettonico, composto da almeno 4 cortili.

Ma la parte più attesa della giornata era sicuramente quella del Gran Bazar. Fondamentale riportare a casa qualche borsa contraffatta o qualche pensierino che ci era sfuggito al mercato delle spezie. Dopo aver contrattato a più non posso, ritorniamo soddisfatti in hotel.

I più temerari decidono di fare un giro per piazza Taxim, dal momento che il giorno dopo avremmo dovuto lasciare questa fantastica terra.

25 agosto
Abbiamo fatto colazione, chiuso le valigie e siamo partiti per l’aeroporto di Istanbul con 4 ore di anticipo. Ci siamo subito messi in coda per il check-in, poi in coda per il controllo passaporti, poi in coda per il controllo di sicurezze e poi, quando già mancava poco tempo al volo ci siamo messi in cammino per la nostra porta di imbarco. Dopo 13 minuti di cammino, segnalati anche dalle indicazioni stradali che l’aeroporto forniva, arrivati alla meta, dobbiamo rimetterci in marcia dal momento che il gate era stato repentinamente spostato da tutt’altra parte (Mamma li Turchi!).

Una volta saliti sull’aereo, appena in tempo, non vedevamo l’ora di riposarci. Come di rito ci hanno servito il pasto e siamo arrivati in Italia sani e salvi. Una volta saliti sul pullman che ci avrebbe riportato a casa, abbiamo notato che non stavamo più viaggiando sulle nuovissime autostrade turche, bensì su quelle italiane, dove le buche non mancano.

Abbiamo fatto una pernacchia a chi ci diceva che la Turchia era un posto pericoloso, perché noi abbiamo visto solo cose belle, abbiamo mangiato tanto e bene, ci siamo addentrati nella storia e soprattutto abbiamo avuto buona compagnia.

Al prossimo viaggio di gruppo, è stato davvero un piacere!
Benedetta

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