RACCONTO DI LUCIA: TREKKING SUDAFRICA - AGOSTO 2015

Sono partita per il Sudafrica perché nel programma di viaggio c’era una giornata di whale-watching. Il resto del...

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Sono partita per il Sudafrica perché nel programma di viaggio c’era una giornata di whale watching. Il resto del programma l’ho letto velocemente: animali in ogni salsa… la cosa sarebbe potuta piacermi molto!

Sono partita da sola perché reduce da un periodo un po’ turbolento, avevo voglia di staccare dalla routine d’instabilità che si respirava a casa, il fatto di dovermi rapportare con persone che non conoscono niente di me, che non mi chiedono come sto ogni due minuti, come fa la mamma, mi sollevava… ero anche serena, sapevo che avrei trovato ragazzi stimolanti, solitamente la gente che non mi piace non si butta in questo genere di esperienze.

Son partita da Roma e al Cairo ho conosciuto il resto del gruppo. 6 donne (quasi tutte specializzate in ambito sanitario, quasi tutte sui trent’anni) e 2 ragazzi (guida e braccio destro della guida).

Il nostro viaggio è partito dall’estremo sud: Capo di Buona Speranza. Orecchie ben coperte per il vento furibondo e faro da copertina a picco sul mare con i cavalloni atlantici e indiani che si scambiano. Qui, grazie all’occhio esperto, si iniziano a vedere le prime balene. Mi dicono che avremo modo di vederle meglio, quello non era il giorno delle balene sul programma!

Poi c’è stata la giornata dei pinguini africani e quella della Table Mountain… Che eviterò di raccontare se l’intenzione di queste righe è quella di convincere qualche lettore a partire. Scherzi a parte la Table Mountain è una delle 7 meraviglie naturalistiche, una montagna con cima piatta, vista mozzafiato su Cape Town, il problema è: come ci voglio arrivare sulla table mountain?

Con una fantastica ovovia di vetro che gira su se stessa o con i miei piedi? Ovviamente il gruppo di escursionisti che era con me ha scelto la seconda opzione. Fate conto che i 500 gradini della cupola di San Pietro sono una passeggiata. Sudore, muscoli che si gonfiano e tremano per la stanchezza, la sete che si fa sentire, il sole caldo che rende tutto ancora più difficile e cobra che strisciano a pochi metri di distanza da te! Però riuscire ad arrivare in cima è una grande soddisfazione e la visuale da quassù vale la fatica fatta.

Il giorno dopo rilassante giro per Cape Town con “provocatoria” guida sarda trapiantata da anni, ci spiega un po’ il lato sociopolitico del sud africa, l’apartheid, il razzismo, Mandela, la situazione attuale.

Ma finalmente si avvicina il mio giorno preferito: è arrivata l’ora di andare a vedere le balene. Ora siamo ad Hermannus, la baia delle balene, il che vuol dire colazione in hotel con vista mare e balene che soffiano, pranzo su terrazza con balene che sbattono la coda sull’acqua e delfini che saltano, pausa in camera vista balene con piccoli, gita in barca con soffio di balena in faccia. Alla sera non si mangia balena ma buonissimi calamari...

Che emozione indescrivibile, anche il cuore più rude si scioglierebbe!

Il giorno dopo invece i cuori più teneri avrebbero dovuto farsi da parte: le acque gelide dell’Atlantico e i suoi squali curiosi erano pronte per ospitare la mia paura. Anche qua sensazioni che sarebbe bello poter raccontare anche per voi!

Giornatina di viaggio per poter iniziare la seconda parte del viaggio: il safari!

Mi porterò sempre nel cuore la sbagliata sensazione di sentirsi protetti in quel camp villagge nella riserva del Timbavati. Erano così tante le attenzioni per noi ospiti, i comfort, le coccole, i pranzi, i fuochi attorno alla piscina e le candeline, che ti rendevi conto di essere in mezzo alla natura selvaggia e quindi “in pericolo” solamente nel momento in cui il ranger ti accompagnava alla tenda col fucile, e durante la notte, quando era difficile prender sonno per le iene che ridevano e i facoceri che bussavano alla porta. La paura della notte e dei suoi rumori dura pochissimo. Al mattino la sveglia suona alle 4:30, tutti in sella alla jeep alla ricerca dei Big 5. Emozionante arrivare a 3 metri dalle leonesse spanzate all’aria, avevano appena mangiato… avanzi di giraffina poco distanti.

Elefanti, giraffe e zebre che dopo il primo eccitante impatto diventano infestanti come i piccioni a San Marco considerando le quantità! Che sogno quel Timbavati… un giorno ci hanno servito delle “lasagne” che nemmeno mia nonna riesce a far così buone. Io sono una romagnola doc, quindi dipendente da piadina, tagliatelle e buon cibo ma vi dico che nemmeno per un minuto ho avuto crisi d’astinenza. Anzi, sinceramente sento una gran mancanza di quei piattoni colorati e profumati.

Gli ultimi giorni di vacanza li abbiamo trascorsi al Kruger National Park. Non penso esista altro posto al mondo con una probabilità così alta di vedere animali, lì te ne vai in giro con la tua macchinina e per fare 30 km più o meno ci si impiegano 5 ore perché la febbre da safari ti fa fermare anche a guardare le formiche che attraversano la strada e far le foto ai moscerini, tanto che non avrai più tempo quando vedrai il ghepardo, il leone o il leopardo che ovviamente si fanno vivi solamente quando mancano 5 minuti alla chiusura del parco e tu hai ancora 20km di strada da fare.

Tra safari e mare ci sono stati altri giorni, altre escursioni, altri animali, i pranzi boeri, i fenicotteri nel lago, altri parchi, giorni che hanno trasformato quel gruppo di timidi e riservati boy scout in un gruppo affiatato e spiritoso.

Io penso di averlo visto un po’ di mondo, però un viaggio bello come quello in Sud Africa non l’avevo mai fatto. Il mal d’Africa ha contagiato anche me, mica come l’ebola!

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